La musica classica indiana prima del raga rock
Ravi Shankar era già un importante musicista classico in India e un interprete internazionale prima che diventasse celebre la sua associazione con i Beatles. Concerti, registrazioni e insegnamento presentarono il sitar come parte di una tradizione hindustani viva, non come un suono inventato per la psichedelia occidentale. Il virtuoso del tabla Alla Rakha, che si esibì con Shankar per decenni, fu altrettanto importante per il dialogo musicale ascoltato dal pubblico internazionale.
Questa cronologia cambia il consueto racconto incentrato sul rock. I musicisti indiani non entrarono nella storia quando i gruppi britannici li notarono; furono i musicisti rock a entrare in un campo già esistente di repertorio, pedagogia ed esecuzione. Il successivo lavoro di George Harrison con Shankar appartiene a questa storia più ampia di scambio.
Raga, tala e bordone non sono intercambiabili
Il Metropolitan Museum of Art descrive i raga come insiemi di altezze e piccoli motivi melodici dai quali i musicisti plasmano esecuzioni individuali, mentre il tala organizza il ritmo attraverso sequenze di pulsazioni accentate e non accentate. Le tradizioni classiche hindustani e karnatak impiegano entrambe raga e tala, sebbene repertori, strumenti e pratiche non siano identici.
Un bordone continuo può stabilire un riferimento tonale, ma un bordone da solo non è un raga. Neppure l'aggiunta del sitar importa automaticamente lo sviluppo melodico, la conoscenza ritmica o la disciplina esecutiva della musica classica indiana. «Raga rock» è quindi più utile quando identifica un metodo documentato, invece di fungere da sinonimo per qualunque cosa suoni vagamente orientale.
1965: tre vie d'ingresso nel rock
Diversi approcci apparvero in rapida successione. «See My Friends» dei Kinks creava un bordone in stile indiano con la chitarra a dodici corde. Per «Heart Full of Soul» degli Yardbirds, Jeff Beck fece imitare un sitar alla chitarra elettrica. George Harrison suonò poi un vero sitar in «Norwegian Wood (This Bird Has Flown)» dei Beatles. I dischi sembrano affini, ma materiali e procedimenti sono differenti.
Questa distinzione impedisce allo strumento di inghiottire la musica che lo circonda. Imitazione chitarristica, scrittura basata sul bordone e sovraincisione di sitar sono tre scelte produttive separate. Musicisti successivi potevano inoltre evocare una continuità informata dal raga senza usare affatto un sitar.
Studio, traduzione e novità
Harrison studiò con Shankar in India nel 1966, e «Love You To» superò il precedente impiego del sitar come colore, verso una composizione rock che approssimava aspetti della forma raga. «Eight Miles High» dei Byrds usava la chitarra a dodici corde invece del sitar e attingeva sia a Shankar sia a John Coltrane. «East-West» della Paul Butterfield Blues Band percorreva da un'altra direzione un'improvvisazione elettrica di lunga durata basata sul bordone.
Questi esempi non creano una semplice scala dall'autentico al falso. La storia accademica del raga rock rivela invece motivazioni diverse: studio prolungato, espansione musicale, moda commerciale e novità potevano convivere. La domanda responsabile è che cosa un disco abbia effettivamente preso in prestito, come abbia trasformato quel materiale e se abbia riconosciuto i musicisti alle sue spalle.
L'associazione psichedelica e i suoi limiti
I suoni indiani si intrecciarono con immagini psichedeliche, marketing spirituale e cultura delle droghe nella controcultura occidentale. L'associazione aumentò l'attenzione, ma favorì anche stereotipi orientalisti che trattavano tradizioni sudasiatiche distinte come un unico «Oriente» eterno e mistico. Shankar si oppose pubblicamente all'associazione con le droghe e alla commercializzazione negligente della musica.
Lo scambio produsse comunque musica importante e rapporti autentici. Riconoscere crediti diseguali e stereotipi non cancella la collaborazione; rende la storia più precisa. La pratica classica indiana deve restare udibile come tradizione dotata di propri protagonisti, mentre il raga rock va inteso come una risposta occidentale varia a essa.
Un percorso d'ascolto attraverso metodi differenti
Comincia con un'esecuzione consistente di Ravi Shankar e ascolta lo sviluppo melodico dentro un raga e l'interazione ritmica con il tabla. Poi confronta il bordone chitarristico di «See My Friends» dei Kinks, la strumentazione indiana più diretta di «Love You To» dei Beatles, la chitarra informata da Shankar e Coltrane di «Eight Miles High» dei Byrds e l'improvvisazione elettrica estesa di «East-West».
Non ascoltare soltanto il sitar. Chiediti se il centro tonale resti fisso, come le frasi melodiche tornino e cambino, se il ritmo segua un ciclo ricorrente oppure un backbeat rock, e come lo sviluppo di lunga durata differisca da un effetto di studio ripetuto. Queste domande rivelano più della sola etichetta.
Il percorso RetroForge
The Purple Sun Is Watching usa colore sostenuto e movimento circolare come parte di un vocabolario psichedelico tardo anni Sessanta. Eyes Behind My Eyes segue ripetizione, memoria e percezione instabile attraverso una sequenza acid rock più ampia.
Sono dischi psichedelici, non esecuzioni di musica classica indiana né rivendicazioni di continuità culturale. Il loro posto qui è più circoscritto: entrambi usano ripetizione e trama che cambia lentamente per rimodellare la percezione della durata nell'ascoltatore.
Fonti e ulteriori letture
Questo articolo usa le fonti seguenti per la terminologia musicale indiana, la storia degli strumenti, la carriera di Shankar e le vie documentate attraverso le quali l'influenza indiana entrò nel rock degli anni Sessanta. Le descrizioni interpretative d'ascolto vengono indicate come tali nel testo.
- Metropolitan Museum of Art — strumenti, raga e tala nel subcontinente indiano
- British Museum — il sitar di Ravi Shankar
- British Museum — il sitar di Ravi Shankar e la sua storia internazionale
- British Museum — il tabla di Alla Rakha
- University of South Wales — Ian Inglis, «Raga Rock: Popular Music and the Turn to the East in the 1960s»
- Recording Academy — carriera e collaborazioni internazionali di Ravi Shankar