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Copertina di Thanks a Lot Mr Kibblewhite: My Story — Roger Daltrey
Copertina tramite Open Library · ISBN 9781250237101
La sala di lettura · Libro 052

Thanks a Lot Mr Kibblewhite: My Story

Roger Daltrey

Gli Who raccontati dall’uomo il cui compito era rendere fisiche le idee di Townshend

Prima pubblicazione2018
EditoreHenry Holt and Company
Edizione selezionataISBN 9781250237101
Henry Holt and CompanyThe WhoRoger DaltreyPete Townshend

Gli Who raccontati dall’uomo il cui compito era rendere fisiche le idee di Townshend

Thanks a Lot Mr Kibblewhite di Roger Daltrey funziona quasi come un contrappeso progettato apposta per Who I Am di Pete Townshend. Townshend è il principale autore e motore concettuale della band, continuamente impegnato ad analizzare identità, spiritualità, tecnologia e il significato possibile di un progetto. Daltrey è il cantante che doveva stare davanti e far funzionare quelle idee in una stanza piena di persone. Le sue memorie del 2018 sono di conseguenza dirette, pratiche, divertenti e spesso diffidenti nei confronti delle grandi mitologie. Il titolo rimanda al preside che lo espulse da scuola, trasformando ciò che avrebbe potuto chiudere una strada convenzionale in una battuta retrospettiva sull’inizio di un’altra. La versione degli Who proposta da Daltrey è costruita meno sui manifesti e più sul lavoro, sulla disciplina, sulla performance e sul logorante compito pratico di tenere insieme quattro personalità profondamente diverse.

Una vita operaia del dopoguerra prima che il rock offrisse un’altra strada

Daltrey nacque a Londra nel 1944, e la sua giovinezza apparteneva alla generazione del dopoguerra che sarebbe presto diventata sia pubblico sia forza lavoro del rock britannico. Era intelligente, combattivo e alla fine fu espulso da scuola, quindi lavorò nella lavorazione della lamiera mentre continuava a costruire il gruppo che sarebbe diventato gli Who. Quel retroterra resta centrale nel modo in cui racconta se stesso. Il rock and roll offriva una via d’uscita da strutture scolastiche e professionali che sembravano avere poco spazio per qualcuno con il suo temperamento e le sue ambizioni. L’accento operaio del memoir non è sociologia decorativa applicata dopo il successo. Aiuta a spiegare l’ossessione di Daltrey per la competenza pratica e la sopravvivenza, qualità diventate sempre più importanti mentre gli Who passavano da band di cultura giovanile a volatile organizzazione internazionale.

Gli Who esistevano prima che Townshend ne diventasse l’autore concettuale

Una delle correzioni più utili di Daltrey è cronologica. La band non nacque come semplice veicolo per il songwriting di Townshend. Daltrey aveva già messo insieme un gruppo precedente, i Detours, prima che John Entwistle e Townshend entrassero attraverso legami sociali e musicali. Quando Townshend si sviluppò come autore principale, la gerarchia cambiò. Il primo ruolo di Daltrey come organizzatore pratico non scomparve tanto quanto diventò meno visibile accanto alla crescente autorità creativa del compositore. Questo spostamento crea una delle tensioni più produttive degli Who. La persona che inizialmente aiuta a organizzare il gruppo diventa l’interprete di materiale sempre più personale e concettuale scritto da qualcun altro. Le memorie di Daltrey riguardano quindi tanto l’adattamento a una costituzione interna in continuo mutamento quanto la sopravvivenza alla fama.

Cantare la vita interiore di un altro uomo è un atto creativo a pieno titolo

Daltrey non scrisse la maggior parte delle canzoni canoniche degli Who, ma è quasi impossibile immaginare "Baba O'Riley", "Won't Get Fooled Again", "Love Reign O'er Me" o gran parte di Tommy senza la sua voce. Questo fatto complica il normale linguaggio dell’autorialità. Townshend fornisce parole, strutture e concetti; Daltrey li trasforma in eventi fisici attraverso fraseggio, timbro, movimento e pura forza vocale. Il celebre urlo in "Won't Get Fooled Again" non è un concetto che resta passivamente sulla pagina. È la performance che diventa parte dell’identità pubblica della composizione. Le memorie di un cantante possono essere particolarmente utili proprio qui, perché rivelano il territorio creativo fra autore e pubblico, uno spazio spesso nascosto dai crediti formali. Il libro di Daltrey riporta continuamente gli Who dal concetto astratto al corpo necessario per renderlo vivo.

Un gesto iconico con il microfono nasce da una soluzione pratica

Il roteare del microfono di Daltrey è diventato una delle immagini definitive del rock, eppure la sua spiegazione è sorprendentemente ordinaria: durante le sezioni strumentali aveva bisogno di fare qualcosa con le mani. Dettagli del genere sono esattamente il motivo per cui le memorie di prima mano restano preziose anche quando altrove la memoria richiede verifica. Le fotografie successive trasformano i gesti in iconografia intenzionale, mentre chi ha sviluppato quel gesto può ricordare imbarazzo, noia o necessità. L’identità visiva degli Who contiene molte trasformazioni simili, in cui un comportamento pratico sul palco si cristallizza in mitologia attraverso ripetizione e fotografia. La franchezza di Daltrey riporta ripetutamente le immagini celebri a scala umana senza sminuirle.

Quattro personalità senza un centro pacifico

Gli Who classici erano un insieme profondamente instabile di persone. Townshend e Daltrey litigavano, Moon poteva trasformare un normale viaggio in caos, e la quiete esteriore di Entwistle conviveva con appetiti notevoli e una presenza musicale assordante. Daltrey rimase relativamente resistente alla cultura della droga che consumò parti del gruppo, e questo gli diede un rapporto diverso con l’instabilità della band. Era capace egli stesso di aggressività fisica, soprattutto nei primi anni, ma diventò sempre più una delle persone che cercavano di mantenere funzionante l’organizzazione. Per questo il memoir è particolarmente utile accanto a quello di Townshend. L’affetto di Daltrey per i compagni di gruppo non cancella l’irritazione, e la sua impostazione pratica fa sì che la stessa crisi che Townshend potrebbe interpretare artisticamente appaia qui come un problema da risolvere prima dello spettacolo successivo.

Keith Moon è più divertente a distanza che dall’interno della band

Daltrey aveva ogni ragione per ricordare come esilaranti alcuni comportamenti di Keith Moon. La leggenda degli Who è inseparabile da camere d’albergo devastate, costumi, attrezzatura distrutta e scherzi elaborati. Daltrey, però, dovette anche convivere con le conseguenze quando dipendenza e peggioramento della salute resero Moon meno affidabile proprio come batterista la cui intelligenza esplosiva aveva contribuito a definire il gruppo. La commedia si oscura quando la storia dura anni e il lettore sa che Moon morirà nel 1978 a trentadue anni. La prospettiva di Daltrey è utile perché può ammirare il musicista e risentire del caos nello stesso momento. Full Moon si avvicina ancora di più, mostrando come quel caos apparisse all’assistente il cui lavoro quotidiano consisteva spesso nel gestirne le conseguenze pratiche.

*Tommy* trasforma Daltrey da cantante in interprete drammatico

Il successo di Tommy cambiò la posizione culturale degli Who e diede a Daltrey nuovi modi di usare la performance. La sua associazione con il personaggio divenne particolarmente evidente nell’adattamento cinematografico di Ken Russell, contribuendo ad avviare una parallela carriera di attore. Questo sviluppo ha senso dentro il memoir perché la principale forza artistica di Daltrey è sempre stata l’interpretazione. Townshend concepisce strutture e personaggi; Daltrey li abita davanti al pubblico. Musica e recitazione non formano quindi due carriere completamente separate. Entrambe dipendono da presenza fisica, tempismo e dalla trasformazione delle parole di qualcun altro in un evento umano convincente. È un altro contrasto produttivo con l’autobiografia di Townshend, dove l’atto creativo inizia più naturalmente con scrittura, concetto e sistema.

Sopravvivere cambia il significato di una memoria di gruppo

La morte di Keith Moon avrebbe potuto porre fine agli Who, e quella di John Entwistle nel 2002 creò un’altra enorme assenza. Il gruppo continuò attraverso sostituzioni, scioglimenti, reunion e una successiva identità live sempre più incentrata su Daltrey e Townshend. Quando Daltrey pubblicò il memoir nel 2018, soltanto loro due restavano del quartetto classico. Questa posizione dà al libro un peso emotivo che va oltre la semplice longevità. Sopravvivere non è solo una battuta sugli eccessi rock; significa portarsi dietro relazioni quando gli altri non possono più correggere i tuoi ricordi, difendersi o offrire la propria versione. Daltrey in genere evita di trasformare la sopravvivenza in santità, e questo rende più efficaci i passaggi retrospettivi.

Cosa fa particolarmente bene

La voce è il grande punto di forza. La franchezza di Daltrey distingue immediatamente il libro dall’approccio cerebrale e auto-interrogativo di Townshend, e la prospettiva operaia sposta il baricentro della storia degli Who. Le recensioni contemporanee lodarono l’equilibrio fra umorismo e riflessione, e aiuta anche la relativa concisione. A seconda del territorio e del formato, le edizioni vanno da circa duecentocinquanta a oltre trecento pagine, rendendo questo un percorso molto più rapido attraverso una lunga carriera rispetto a molte gigantesche memorie rock. L’economia si adatta al narratore. Daltrey è più interessato a ciò che andava fatto e a come ci si sentiva a esibirsi che a costruire una teoria attorno a ogni evento.

Limiti

Quella concisione significa che alcuni periodi scorrono rapidamente. I lettori che cercano lo sviluppo concettuale dettagliato di Tommy, Lifehouse o Quadrophenia hanno bisogno di Townshend, mentre chi desidera un ritratto prolungato di Moon deve rivolgersi a Butler. Anche i giudizi forti di Daltrey sui compagni di gruppo restano testimonianza personale, non verdetto storico neutrale. Il memoir centra naturalmente gli Who sul cantante e frontman, rendendo meno prominenti altre forme di autorialità. Sono confini utili, non difetti. Definiscono esattamente perché il libro funziona così bene accanto a Who I Am, invece che al suo posto.

Chi dovrebbe leggerlo?

Chi ha letto Townshend e vuole scoprire quanto diversa appaia la stessa band dal centro del palco dovrebbe passare direttamente a questo libro. È anche un ottimo primo memoir sugli Who per chi preferisce una narrazione lineare a una lunga filosofia artistica. La soluzione ideale non è scegliere fra i due. La contraddizione tra le loro voci è parte della comprensione della band.

Nota sull’edizione

Il libro uscì nel Regno Unito nell’ottobre 2018 per Blink Publishing e negli Stati Uniti per Henry Holt.

Google Books indica 304 pagine per l’edizione statunitense, mentre i record di hardcover e paperback possono riportare paginazioni inferiori e le edizioni britanniche possono essere più lunghe per ragioni di composizione tipografica.

Usare sempre metadati specifici per edizione, così copertina, paginazione e informazioni sull’editore restano coerenti tra loro.

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