Gli Area fusero jazz-rock, elettronica, ritmi mediterranei e balcanici, politica radicale e la tecnica vocale estesa di Demetrio Stratos.
Il nome completo Area – International POPular Group riflette l’internazionalismo sia della formazione sia del linguaggio musicale. I dischi attingono a free jazz, fusion elettrica, metri balcanici e mediterranei, elettronica e improvvisazione collettiva. La voce di Demetrio Stratos poteva pronunciare un testo politico, dividersi in suoni multifonici o funzionare come percussione, rendendolo parte attiva della ricerca dell’ensemble anziché un frontman convenzionale.
I membri degli Area Ares Tavolazzi, Paolo Tofani e Walter Paoli in concerto.Foto: Biarnel su Wikipedia in italiano / Wikimedia Commons · Licenza: Pubblico dominio. Convertita in WebP per questa pagina.
Formazione e storia
La formazione classica era incentrata su Stratos, Patrizio Fariselli, Paolo Tofani, Ares Tavolazzi e Giulio Capiozzo.
Gli Area si formarono a Milano nel 1972 attorno a Stratos e al batterista Giulio Capiozzo. La prima configurazione comprendeva anche il sassofonista Eddie Busnello, il pianista Leandro Gaetano, il chitarrista Johnny Lambizzi e il bassista Patrick Djivas; Patrizio Fariselli sostituì Gaetano e Paolo Tofani sostituì Lambizzi prima dell’album d’esordio. Arbeit macht frei presentava quindi Stratos, Capiozzo, Busnello, Djivas, Fariselli e Tofani. Djivas entrò poi nella PFM e Ares Tavolazzi prese il suo posto al basso; dopo la partenza di Busnello, il quintetto formato da Stratos, Capiozzo, Fariselli, Tofani e Tavolazzi registrò Caution Radiation Area e Crac!. Gianni Sassi, cofondatore della Cramps, curò la presentazione visiva del gruppo e collaborò ai testi politici. Stratos morì nel 1979; gli Area proseguirono fino al 1983, tornarono negli anni Novanta e si riunirono nuovamente nel 2009.
Suono e stile
Pianoforte elettrico, sintetizzatore, chitarra trattata e ritmi mutevoli si muovono fra composizione, metri di derivazione popolare e rumore collettivo.
Capiozzo e Tavolazzi rendono fisici, anziché accademici, i ritmi asimmetrici. Fariselli passa dal pianoforte preparato alle tastiere elettriche e all’improvvisazione libera; la chitarra di Tofani diventa spesso trama elettronica invece che accompagnamento di riff. Stratos può cantare una melodia diretta e poi dissolvere il linguaggio in armonici, respiro e attacco. Questa ampiezza permette agli Area di passare dalla canzone all’esperimento senza tracciare un confine netto fra i due.
Album essenziali
1973
Arbeit macht frei
Cramps · Edizione originale del 1973
Arbeit macht frei apre il catalogo degli Area con un metodo già instabile. “Luglio, agosto, settembre (nero)” incornicia un’apertura in lingua araba e una melodia mediterranea dentro una musica d’insieme in rapido mutamento. Il brano omonimo e “Consapevolezza” passano fra temi scritti, trattamento elettronico e un ritmo che rifiuta la pulsazione quadrata del rock. Stratos è dominante ma mai isolato dagli strumenti: vocali e attacchi modificano l’arrangiamento stesso. Il titolo volutamente provocatorio annuncia un disco che affronta memoria, violenza e responsabilità politica. Rimane la migliore introduzione alla combinazione originale degli Area fra dichiarazione diretta e instabilità musicale.
Brani chiave: Luglio, agosto, settembre (nero) · Arbeit macht frei · Consapevolezza
Crac! mostra gli Area nella loro forma più accessibile senza ridurne la complessità. “L’elefante bianco” offre a Stratos una linea svettante sopra una sezione ritmica che continua a spostare il terreno sotto di lui. “La mela di Odessa” trasforma una parabola politica in compatto teatro jazz-rock e “Gioia e rivoluzione” offre un ritornello che il pubblico poteva davvero portare con sé. Fariselli, Tofani, Tavolazzi e Capiozzo sembrano meno solisti che si alternano che un meccanismo capace di cambiare direzione all’istante. Le superfici più luminose del disco rendono ancora più sorprendenti le fratture e le esplosioni di esecuzione libera.
Brani chiave: L’elefante bianco · La mela di Odessa · Gioia e rivoluzione
Maledetti (Maudits) usa un crollo immaginario della memoria storica per giustificare una struttura musicale volutamente instabile. Ospiti e configurazioni differenti compaiono lungo il disco, inclusi musicisti dei mondi sperimentale e jazz italiano. “Evaporazione” comincia con il linguaggio stesso che diventa inaffidabile; “Diforisma urbano” e la seconda sezione di “Caos” passano fra fusion composta, elettronica e improvvisazione collettiva. Non è l’album più facile degli Area, ma rivela il gruppo come laboratorio culturale anziché come formazione fissa intenta a proteggere una formula di successo. Il personale mutevole da un brano all’altro diventa parte del concetto.
Gli Area unirono urgenza politica e sperimentazione musicale senza ridurre nessuna delle due a decorazione.
Gli Area dimostrano come il rock progressivo potesse intersecare jazz, ritmi regionali e politica contemporanea. Il virtuosismo non è trattato come ornamento: la tecnica diventa un modo per mettere in discussione linguaggio, autorità e ruoli attesi degli strumenti. La tensione fra materiale scritto con precisione e improvvisazione collettiva rimane centrale nei dischi.
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