La Premiata Forneria Marconi emerse da Milano mentre i musicisti italiani trasformavano il vocabolario del progressive rock britannico in qualcosa di inequivocabilmente proprio. Di solito abbreviato in PFM, il gruppo bilanciava arrangiamento di livello accademico e slancio fisico da band rock attiva. Chitarra acustica, flauto e violino potevano lasciare spazio a MellotronMoog, attacco di chitarra elettrica e gioco d'ensemble informato dal jazz senza giunture meccaniche.
I dischi dei primi anni Settanta contribuirono ad affermare Italian progressive rock a livello internazionale. PFM non riprodusse semplicemente Genesis o King Crimson in un'altra lingua: melodia mediterranea, ritmi mobili e rapidi cambi di colore strumentale davano una propria identità. Adattamenti in inglese e uscite Manticore ampliarono il pubblico, ma gli album italiani originali restano l'accesso più chiaro all'immaginazione della band.
Premiata Forneria Marconi in concerto nel 1972.Foto: autore sconosciuto / Wikimedia Commons · Con licenza Public domain· Convertita in WebP per questa pagina.
Formazione e storia
PFM nacque da I Quelli, gruppo milanese i cui membri avevano trascorso gli anni Sessanta suonando beat e lavorando a registrazioni di altri artisti italiani. Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Flavio Premoli e Giorgio Piazza formarono il nucleo; Mauro Pagani aggiunse flauto, violino e voce. Col nuovo nome, il quintetto vinse ex aequo il Festival d'avanguardia e nuove tendenze di Viareggio del 1971 con “La carrozza di Hans”. La canzone apparve poi con “Impressioni di settembre” sul primo singolo PFM.
Storia di un minuto uscì nel gennaio 1972 e Per un amico seguì in novembre. Greg Lake vide la PFM presentare il secondo album al PalaEur di Roma il 20 dicembre 1972 e portò il gruppo nell'orbita Manticore degli Emerson, Lake & PalmerPeter Sinfield produsse e scrisse testi inglesi per Photos of Ghostsadattamento internazionale costruito soprattutto da Per un amicoentrò nella classifica statunitense Billboard e portò la band in Gran Bretagna, Europa, Giappone e Stati Uniti.
Patrick Djivas, già negli Area, sostituì Piazza prima di L’isola di nientePagani se ne andò dopo Chocolate Kingse le formazioni successive spostarono l'accento fra scrittura sinfonica, jazz-rock e canzoni più compatte. Il gruppo rimase attivo attraverso reunion e cambi di personale; Mussida lasciò nel 2015, mentre Di Cioccio e Djivas continuarono a portare il nome PFM.
Suono e stile
L'abilità distintiva della PFM è la transizione. Un passaggio guidato da chitarra classica o voce può acquisire flauto, contrappunto di violino e Mellotron prima che la sezione ritmica acceleri in un metro irregolare. Le tastiere di Premoli offrono massa orchestrale, ma la musica raramente resta ferma abbastanza da diventare soltanto grandiosa. La batteria di Di Cioccio e il basso sottostante mantengono in moto la scrittura più elaborata.
Le voci privilegiano fraseggio melodico modellato dall'ensemble anziché declamazione teatrale, mentre la chitarra di Mussida passa da delicate figure acustiche a taglienti linee fusion. La combinazione consente alla PFM di sembrare pastorale, sinfonica e ritmicamente aggressiva nella stessa composizione. I dischi migliori sembrano paesaggi che cambiano continuamente sotto l'ascoltatore, non suite assemblate da parti etichettate.
Album essenziali
1972
Per un amico
Numero Uno · Pubblicazione originale del 1972
Per un amico affina il primo linguaggio PFM in cinque composizioni strettamente collegate. “Appena un po'” comincia in quiete quasi pastorale prima che Mellotron, flauto e sezione ritmica inquieta amplino la cornice; la title track mantiene dettaglio acustico e forza d'ensemble in equilibrio. Violino e flauto di Mauro Pagani sono voci strutturali che spesso reindirizzano la musica quanto un riff. Il disco divenne la base di Photos of Ghosts, ma l'originale italiano conserva la cadenza naturale del canto ed è l'introduzione più diretta a calore, velocità e colore orchestrale della PFM.
Brani chiave: Appena un po’ · Per un amico · Generale
Storia di un minuto è un esordio sicuro di una band con anni di esperienza fra studi e palchi. “Impressioni di settembre” trasforma una melodia vocale spaziosa in slancio guidato dal Moog, mentre “È festa” libera l'esuberanza ritmica in una corsa strumentale compatta. Brani più lunghi come “Dove… quando…” rivelano il metodo: temi che tornano con strumentazione mutata, passaggi quieti dal vero peso strutturale e virtuosismo al servizio dello slancio, non dell'esibizione. È leggermente più grezzo di Per un amico, rendendo vividi i salti dall'intimità all'impatto collettivo.
Brani chiave: Impressioni di settembre · È festa · Dove... quando...
L'isola di niente amplia la scala PFM senza levigarne gli spigoli. La title track apre con peso corale e passa attraverso basso teso, tastiere, spazio acustico e alcune delle scritture d'ensemble più energiche. Patrick Djivas porta un basso più apertamente fusion, mentre “La luna nuova” spinge metri complessi con urgenza dal vivo. “Via Lumière” chiude in un linguaggio jazz-rock esplorativo. Anziché ripetere l'equilibrio pastorale del 1972, PFM rende più duri i contrasti e più dense le conversazioni strumentali.
Brani chiave: L’isola di niente · La luna nuova · Via Lumière
PFM dimostrò che la crescita internazionale del progressive rocknon consisteva nell'esportazione britannica di un modello fisso. I lavori più forti assorbivano influenze esterne conservando lingua italiana, carattere melodico e personalità strumentale. Il gruppo diede inoltre a molti ascoltatori fuori d'Italia accesso a una scena più ampia con Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme e Area.
Il catalogo premia ancora l'ascolto lungo un album perché il dramma risiede nel moto fra trame: il ritorno di una frase acustica dopo un violento passaggio d'ensemble può contare quanto un assolo. Band prog sinfoniche e jazz moderne continuano ad attingere a questo equilibrio fra controllo tecnico e calore lirico.
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