Il Banco del Mutuo Soccorso unì la scala sinfonica a una voce drammatica inconfondibilmente romana. Le doppie tastiere davano al gruppo un peso armonico insolito, ma il canto di Francesco Di Giacomo impediva alla musica di diventare esercizio astratto: la sua estensione poteva passare dal calore colloquiale alla forza operistica dentro una sola composizione. I migliori primi dischi combinano temi filosofici, energica esecuzione d’ensemble e melodie radicate nella canzone italiana anziché in modelli britannici tradotti.
I primi tre album del Banco uscirono nell’arco di due anni e stabilirono un linguaggio straordinariamente completo. L’esordio omonimo introdusse l’ampiezza teatrale della formazione; Darwin! la organizzò attorno all’evoluzione e alle origini umane; Io sono nato libero trasformò la libertà in tema sia politico sia personale. Formazioni successive e versioni internazionali modificarono la presentazione, ma tastiere e direzione compositiva di Vittorio Nocenzi mantennero riconoscibile il gruppo attraverso i decenni.
Il Banco del Mutuo Soccorso in concerto al Teatro Dal Verme di Milano, 8 novembre 2019.Foto: Dennis Radaelli / Wikimedia Commons · Distribuita con licenza CC BY-SA 4.0. Convertita in WebP per questa pagina.
Formazione e storia
Il tastierista Vittorio Nocenzi avviò il gruppo vicino a Roma negli ultimi mesi del 1968, assemblando una prima formazione per un’audizione RCA e lavorando al pianoforte con il fratello Gianni Nocenzi. La configurazione decisiva emerse dopo il Caracalla Pop Festival del 1971: il cantante Francesco Di Giacomo, il bassista Renato D’Angelo e il batterista Pierluigi Calderoni arrivarono da Le Esperienze, mentre il chitarrista Marcello Todaro proveniva dai Fiori di Campo.
Banco del Mutuo Soccorso apparve nel 1972 con una caratteristica copertina sagomata come un salvadanaio di terracotta. Darwin! seguì nello stesso anno e Io sono nato libero arrivò nel 1973, dopo che il chitarrista Rodolfo Maltese aveva iniziato a lavorare con il gruppo; divenne un componente fondamentale. Il disegno a due tastiere dei fratelli Nocenzi permetteva a organo, pianoforte e sintetizzatore di funzionare come personaggi drammatici distinti, non come un’unica distesa orchestrale.
Gianni Nocenzi lasciò nel 1984 e il gruppo attraversò cambiamenti stilistici e di formazione, restando attivo sotto la guida di Vittorio. Di Giacomo morì nel febbraio 2014 e Rodolfo Maltese nell’ottobre 2015. Tony D’Alessio divenne cantante solista nel 2016; il Banco tornò poi a nuovi lavori in studio con Transiberiana nel 2019 e Orlando: le forme dell’amore nel 2022.
Suono e stile
La musica del Banco si costruisce sulla tensione fra densità e presenza umana. Vittorio e Gianni Nocenzi sovrappongono organo, pianoforte, clavinet e sintetizzatore in contrappunto; la sezione ritmica può sterzare bruscamente attraverso metri dispari e la chitarra entra spesso come colore o interruzione anziché fondamento costante. Di Giacomo canta con potenza eccezionale, ma controlla anche i passaggi narrativi più quieti, dando ai testi filosofici l’immediatezza del teatro.
Rispetto alle fluide transizioni strumentali della PFM, il Banco suona spesso più architettonico e argomentativo. I temi collidono, si fermano e tornano in forma modificata. L’influenza classica è udibile, ma melodia modellata dal folk, prosodia italiana e improvvise esplosioni hard rock impediscono agli arrangiamenti di diventare educata imitazione sinfonica.
Album essenziali
1972
Darwin!
Ricordi · Edizione originale del 1972
Darwin! trasforma la storia evolutiva in teatro musicale. “L’evoluzione” si apre con un grande dibattito di tastiere che cambia ripetutamente passo e prospettiva; “La conquista della posizione eretta” rende il movimento eretto difficile anziché trionfale, mentre “750.000 anni fa… l’amore?” riporta il concetto alla scala umana intima. La formazione a due tastiere crea ampiezza orchestrale senza orchestra e Di Giacomo passa fra narrazione, meraviglia e allarme. L’album è impegnativo ma insolitamente chiaro nel suo scopo: le strutture complesse seguono le domande poste. Per chi cerca l’equilibrio del Banco fra concetto, forza e identità vocale italiana, questo è il disco centrale.
Brani principali: L’evoluzione · La conquista della posizione eretta · 750.000 anni fa... l’amore?
Io sono nato libero dà al primo suono del Banco più spazio per respirare. Il lungo “Canto nomade per un prigioniero politico” si muove fra prigionia, memoria e movimento immaginato, con tastiere e voce di Di Giacomo di pari peso drammatico. “Non mi rompete” usa trame acustiche e un ritornello diretto senza perdere la più ampia attenzione dell’album per la libertà, mentre “Dopo... niente è più lo stesso” si espande dalla riflessione a un grande finale drammatico. La presenza di Rodolfo Maltese amplia la scrittura chitarristica e la produzione separa gli strumenti più chiaramente che nell’esordio.
Brani principali: Canto nomade per un prigioniero politico · Non mi rompete · Io sono nato libero
L’esordio del 1972 contiene già le contraddizioni essenziali del Banco: colto e indisciplinato, comico e severo, intimo e monumentale. Dopo il breve colore medievale di “In volo”, “R.I.P. (Requiescant in pace)” trasforma il punto di vista di un soldato sulla battaglia in una potente dichiarazione iniziale, mentre l’esteso “Il giardino del mago” attraversa più scene senza sembrare una dimostrazione assemblata da pezzi avanzati. Pianoforte e organo competono tanto spesso quanto si fondono, lasciando spazio a Di Giacomo per definire il centro umano. La produzione più ruvida conserva la sensazione di un nuovo linguaggio messo alla prova in tempo reale.
Brani principali: R.I.P. · Metamorfosi · Il giardino del mago
Il Banco rese fisica l’ambizione intellettuale. I primi album pongono grandi domande su evoluzione, libertà, potere e identità individuale, ma l’impatto arriva attraverso voci, tastiere e ritmo, non soltanto mediante concetti esplicativi. Di Giacomo resta uno dei cantanti più caratteristici del rock progressivo, mentre la scrittura di Vittorio Nocenzi dimostra come più tastiere possano discutere, conversare e spingere un ensemble rock.
Il gruppo è anche una prova essenziale che il rock progressivo italiano non era un unico stile sinfonico. La gravità teatrale del Banco differisce nettamente dalla mobilità della PFM o dall’economia in trio delle Orme. Ascoltare questi contrasti arricchisce l’intero movimento e impedisce che la sua storia venga ridotta a un elenco di influenze importate.
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