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Fotogramma 025Rockshow1980
La sala di proiezione · Film 025

Rockshow

Film concertistico da grande arena degli anni Settanta

RegiaJack Priestley
Anno del film1980
Durata102 minuti
PaeseRegno Unito / Stati Uniti
Sezione dell’archivioRock / Pop rock / Film concertistico da arena / Wings

I Wings arrivano in America portando un problema che nessun'altra band poteva avere

Quando nel 1976 Paul McCartney portò i Wings in Nord America, ogni concerto doveva competere con una band assente. I Beatles avevano smesso di andare in tournée nel 1966 e per circa dieci anni McCartney non aveva intrapreso una grande tournée americana né con loro né come solista. Quando i Wings raggiunsero gli Stati Uniti, il pubblico non comprava semplicemente un biglietto per ascoltare un gruppo contemporaneo di successo. Per molti era la prima occasione di vedere un Beatle su un palco americano da quando la cultura del rock dal vivo era cambiata completamente.

Rockshow documenta la risposta di McCartney a quella pressione. Invece di costruire uno spettacolo nostalgico sui Beatles, i Wings si presentano come una grande e raffinata band itinerante degli anni Settanta, con un proprio catalogo, una propria identità visiva e abbastanza successi recenti da giustificare la scala. Le canzoni dei Beatles compaiono, ma sono integrate in un programma dominato dai Wings e dal lavoro di McCartney dopo il 1970.

Il film è quindi storicamente più interessante di un semplice documento in cui "Paul suona i successi". Coglie il momento in cui la seconda grande band di McCartney diventa capace di riempire enormi sale americane senza fingere che la prima non sia mai esistita.

Solo con il restauro del 2013 la portata e l'equilibrio completi di quel programma sono diventati ampiamente disponibili in un'edizione moderna.

I Wings avevano ormai abbastanza successo da non sembrare più un esperimento post-Beatles

I Wings rappresentati in Rockshow sono Paul e Linda McCartney, Denny Laine, Jimmy McCulloch e Joe English. Nel 1976 il gruppo aveva superato di molto le instabili prime formazioni successive ai dischi solisti iniziali di McCartney. Band on the Run, Venus and Mars e Wings at the Speed of Sound avevano prodotto abbastanza materiale di successo perché la band arrivasse in Nord America con un catalogo già noto al pubblico.

L'archivio ufficiale di Paul McCartney descrive una domanda travolgente per la tratta nordamericana: oltre 600.000 persone assistettero a 31 spettacoli negli Stati Uniti e in Canada. La tournée mondiale più ampia raggiunse dieci paesi e il materiale retrospettivo ufficiale colloca il pubblico complessivo intorno ai due milioni.

Questi numeri contano meno come vanto che come prova di un'identità trasformata con successo. McCartney non chiedeva più al pubblico di dare una possibilità al lavoro post-Beatles. I Wings erano diventati parte della cultura rock dominante degli anni Settanta a pieno titolo.

Il film rende visibile questa sicurezza. "Venus and Mars/Rock Show" funziona quasi come manifesto dello spettacolo da arena, mentre "Jet", "Let Me Roll It", "Live and Let Die", "Listen to What the Man Said", "Let 'Em In", "Silly Love Songs" e "Band on the Run" offrono abbastanza materiale riconoscibile da non dipendere dalla nostalgia dei Beatles per mantenere lo slancio.

Le canzoni dei Beatles sono collocate con cura, senza permettere loro di dominare

Al tempo del tour il rapporto di McCartney con il catalogo dei Beatles era cambiato molto. Nei primi anni dei Wings aveva spesso cercato con decisione di prendere le distanze dal vecchio gruppo. Nel 1976 poteva iniziare a reintrodurne le canzoni senza trasformare l'intera serata nella simulazione di una reunion.

La scaletta comprende brani come "Lady Madonna", "The Long and Winding Road", "I've Just Seen a Face", "Blackbird" e "Yesterday". La loro posizione è rivelatrice: non arrivano come inevitabile gran finale dopo il quale tutto il resto diventa secondario. McCartney può passare da una canzone dei Beatles al materiale dei Wings aspettandosi che il pubblico lo segua.

Questo equilibrio è uno dei motivi per cui Rockshow resta prezioso. In seguito le tournée celebrative avrebbero sviluppato una grammatica familiare, in cui gli ex membri di gruppi famosi costruiscono i concerti intorno al catalogo che li ha resi leggendari. Nel 1976 McCartney sta ancora dimostrando che la sua musica contemporanea merita un peso pari o maggiore.

La sezione acustica rafforza l'argomento, modificando la scala senza perdere il controllo dell'arena. I brani legati a un'epoca precedente possono essere presentati in modo più intimo; poi torna l'intera band e ricostruisce il grande suono da palco.

Il concerto diventa così una negoziazione fra passato e presente, non una competizione.

Linda McCartney è più facile da comprendere quando la si vede dentro la band reale

Il ruolo di Linda McCartney nei Wings attirò critiche persistenti, spesso modellate dall'idea che la sua presenza dipendesse soprattutto dal matrimonio e non dall'abilità musicale. Bootleg, errori isolati e narrazioni ostili della stampa ridussero spesso tastiere e voci a un dibattito continuo sulla legittimità.

Rockshow offre prove più utili perché mostra come le sue parti funzionino nell'arrangiamento completo. Linda non è Keith Emerson e non le viene chiesto di esserlo. Le sue tastiere e i cori occupano spazi definiti in una band la cui complessità nasce dall'equilibrio d'insieme, non dal virtuosismo strumentale.

Non serve riscriverla come maestra tecnica sottovalutata. Basta giudicare il suo vero compito dentro la musica, anziché secondo criteri inventati per un tipo diverso di tastierista.

Lo stesso vale per Denny Laine, Jimmy McCulloch e Joe English. La fama di McCartney domina inevitabilmente l'immagine dei Wings, ma il concerto chiarisce che il suono dal vivo dipende da un gruppo stabile. Laine canta e suona la chitarra, portando con sé la propria storia nei Moody Blues. McCulloch aggiunge una voce solista più tagliente e canta "Medicine Jar". English offre la base ritmica necessaria affinché McCartney possa alternarsi fra basso, chitarra, pianoforte e ruolo di frontman.

La band funziona perché i musicisti di supporto possiedono identità, invece di comportarsi come dipendenti anonimi.

"Live and Let Die" mostra quanto fosse cambiata la produzione concertistica da quando i Beatles smisero di andare in tournée

Il contrasto fra le tournée dei Beatles nel 1966 e la produzione dei Wings nel 1976 è enorme. I Beatles avevano suonato negli stadi con amplificazione relativamente primitiva, monitoraggio limitato e una presentazione scenica basata soprattutto sul fatto che fossero fisicamente presenti. Dieci anni dopo, le grandi tournée rock erano diventate un'industria tecnica.

Le note ufficiali di Paul McCartney sottolineano la sofisticazione dell'impianto audio dei Wings e la scala dello spettacolo luminoso. Qualunque confronto preciso si faccia fra i watt di epoche diverse, la trasformazione pratica è evidente nel film. Il palco sostiene luci teatrali, amplificazione controllata e canzoni i cui arrangiamenti richiedono molto più di quattro musicisti dietro microfoni vocali.

"Live and Let Die" trasforma lo sviluppo tecnologico in spettacolo. Gli effetti pirotecnici sono integrati in un brano scritto per un film di James Bond, già dotato di dramma cinematografico nell'arrangiamento. L'esibizione mostra quanto il rock da arena degli anni Settanta sfumasse sempre più il confine fra concerto ed evento allestito.

Eppure Rockshow non seppellisce la band sotto gli effetti. Gran parte del film resta visivamente diretta e concentrata sui musicisti. Lo spettacolo funziona perché compare in momenti scelti, anziché diventare l'unica ragione per guardare.

Il Kingdome di Seattle offre la scala, ma il film non è la registrazione intatta di una sola telecamera

L'archivio ufficiale di McCartney identifica l'enorme concerto al Kingdome di Seattle, con circa 67.000 presenti, come la fonte culminante associata a Rockshow. Il materiale dell'edizione 2013 descrive il film come girato durante il tour Wings over the World del 1976 e restaurato dalle pellicole 35mm e dai master audio originali.

La scala visiva del Kingdome conta perché un grande stadio coperto impone condizioni diverse da un teatro o da un festival all'aperto. Il pubblico può diventare architettura: file di persone si estendono nel buio, mentre il palco deve proiettare un'identità visiva e sonora sufficiente a restare il centro dell'attenzione.

Come quasi tutti i film concertistici, tuttavia, l'opera finita non va trattata come la registrazione di sicurezza di un'unica serata ininterrotta. Riprese, montaggio e preparazione della colonna sonora trasformano l'esibizione in cinema. Anche il restauro del 2013 mostra quanto il lavoro tecnico successivo possa modificare l'accesso al materiale originale senza cambiare l'evento storico.

La descrizione d'archivio più prudente è quindi quella di un film concertistico dei Wings costruito intorno al tour del 1976 e presentato in forma moderna completa dall'edizione restaurata, con il Kingdome di Seattle come luogo decisivo.

L'uscita originale eliminò abbastanza materiale da cambiare l'equilibrio del concerto

La prima versione ampiamente distribuita era molto più breve del restauro completo del 2013. L'archivio ufficiale di Paul McCartney attribuisce al Rockshow originale 102 minuti, contro i 129 della versione integrale restaurata.

Quasi mezz'ora di differenza modifica più della durata. Il primo montaggio ometteva canzoni e alterava quindi l'equilibrio fra materiale dei Wings, brani dei Beatles, repertorio solista di McCartney e contributi degli altri membri. Chi conobbe il film su Betamax, laserdisc o altri vecchi formati non vide il programma completo poi ricostruito per DVD e Blu-ray.

L'edizione del 2013 fu importante perché tornò alle pellicole e ai master audio originali, presentando il concerto completo con suono restaurato e rimasterizzato, compreso un mix 5.1. Il sito di McCartney la descrisse esplicitamente come la prima disponibilità dell'esibizione integrale in quella forma.

Rockshow è quindi un esempio particolarmente chiaro dell'importanza della storia editoriale. Un restauro moderno può recuperare non soltanto la qualità dell'immagine, ma anche la struttura narrativa. Ventisette minuti in più cambiano l'esperienza di un concerto.

Per RetroForge, la versione da 129 minuti deve essere l'edizione moderna consigliata, mentre il montaggio da 102 minuti resta parte della storia distributiva del film.

Il film arrivò anni dopo il tour, quando i Wings stavano già cambiando

Le immagini del 1976 non diventarono subito un grande film cinematografico. Il sito ufficiale di McCartney indica una première a New York nel novembre 1980 e una a Londra nell'aprile 1981, mentre l'archivio filmico registra nell'ottobre 1981 l'uscita di una versione distribuita da Thorn EMI. Queste date riflettono diverse fasi della vita teatrale e commerciale, non un solo giorno d'uscita mondiale.

A quel punto i Wings dello schermo non esistevano più nella stessa forma. Jimmy McCulloch e Joe English se n'erano andati e gli ultimi anni della band avevano seguito un'altra direzione. I Wings avrebbero di fatto cessato di esistere nel 1981.

Il ritardo trasformò quindi Rockshow in un oggetto d'archivio con sorprendente rapidità. Il pubblico osservava il trionfo di una formazione del 1976 dopo che quella formazione era già passata.

Questo schema collega il film a Yessongs, anch'esso arrivato dopo importanti cambi di formazione e stile. Il primo cinema rock richiedeva spesso tempi di finanziamento, montaggio e distribuzione tali da rendere storico un film concertistico apparentemente contemporaneo prima ancora della première.

L'effetto è particolarmente forte con i Wings, gruppo dalla vita relativamente breve. Il tour del 1976 sembra un vertice stabile anche perché gli spettatori successivi sanno quanto presto quella configurazione sarebbe scomparsa.

*Wings over America* e *Rockshow* sono documenti complementari, non identici

Il triplo album dal vivo Wings over America uscì molto più vicino al tour e divenne uno dei principali documenti sonori della carriera di McCartney negli anni Settanta. Rockshow appartiene allo stesso mondo concertistico, ma non va definito senza riserve la versione visiva di quell'album.

Gli album dal vivo possono attingere a più concerti e selezionare le esecuzioni soprattutto per qualità sonora. I film dipendono invece dagli spettacoli in cui funzionano le macchine da presa, dalla continuità visiva e dalla disponibilità di immagini utilizzabili. Le scalette possono sovrapporsi largamente pur rappresentando oggetti editoriali diversi.

Il restauro del 2013 rende la distinzione ancora più importante perché il set ampliato avvicina il film alla portata associata dagli ascoltatori all'album, ma non necessariamente alle stesse esecuzioni.

Per un sito che collega dischi e film, il rapporto va presentato come quello fra opere complementari provenienti dalla stessa tournée, non come equivalenza uno a uno.

Questa piccola distinzione evita la confusione delle fonti già incontrata più volte nella Screening Room.

Il vero soggetto del film è McCartney che dimostra come un secondo atto possa diventare un'istituzione di prima classe

La storia più semplice dice che Paul McCartney trascorse gli anni Settanta cercando di sfuggire ai Beatles e infine imparò ad accettarli di nuovo. Rockshow rivela qualcosa di più preciso. Nel 1976 aveva creato abbastanza musica di successo dopo i Beatles da poter scegliere come far entrare il vecchio catalogo nei propri concerti.

Questa libertà è il risultato importante. Le canzoni dei Beatles possono apparire perché i Wings non dipendono più da esse per la propria legittimità. McCartney può cantare "Yesterday" e poi tornare a "Band on the Run" senza far sembrare quest'ultima una postilla.

La scala della produzione conferma che il pubblico accettava il nuovo equilibrio. I Wings non erano un esperimento da club che usava il nome di McCartney per attirare fan curiosi dei Beatles. Riempivano arene e stadi con un repertorio creato in gran parte nei cinque anni precedenti.

Il film restaurato conserva quel momento con sufficiente completezza perché sia la band, non la leggenda intorno a McCartney, a dominare la durata.

Nota per la visione e il collezionismo

Usa il restauro del 2013 da 129 minuti come edizione moderna consigliata. L'archivio ufficiale di Paul McCartney indica 102 minuti per il film originale; il vecchio montaggio va quindi documentato separatamente e non trattato come lo stesso programma con un'immagine peggiore.

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